Il cretino da solo non si
regge.
Il cretino ha sempre un bisogno istintivo di un riferimento (una persona, una
moda, un'istituzione, qualcuno o qualcosa che adora o detesta
incondizionatamente) cui riferire - in positivo o negativo che sia - la propria
rotta intellettuale ed esistenziale e dietro cui nascondersi.
Il cretino misura ogni cosa e ogni fatto con questo genere di riferimenti
presupposti, per lui onnipresenti e onnidirimenti. Coerentemente, per lui.
Il cretino risulta infatti totalmente incapace di opinioni pure, cioè elaborate autonomamente da una coscienza, di cui è infatti sostanzialmente sprovvisto.
Così come risulta incapace di sentimenti propriamente umani e/o etici, quali passione, stima, disprezzo, rimorso, rimpianto, ecc..
Il cretino non sa, quindi,
cosa sia l'onestà intellettuale, o forse meglio, il cretino ignora l'onestà tout court.
Il cretino pensa che l'intelletto e la cultura siano come un fioretto o una
spada e infatti quel poco di lui che possiamo chiamare intelletto o cultura lui
lo usa come un fioretto o una spada. Trattasi della furbizia, di mera, sebbene
spesso smisurata, furbizia. L'intelletto dei cretini, appunto.
Il cretino è sempre persona
assai poco virtuosa, ma la sua natura gli ha conferito una buona capacità di
far tesoro delle sue invece numerose tare. Ad esempio, la sua innata furbizia riesce
spesso a spacciare la sua incapacità di
discernere, mascherandola appena, per una qualche terzietà di ponderosa maniera.
Il cretino, in questo modo, trova di norma piuttosto agevole assimilare
ogni fatto (il preteso tramonto di Berlusconi come il risultato di una partita
di calcio, i favori della Cassazione a Dell'Utri come l'ultimo attentato
islamico) alla propria naturale non-posizione. Egli, in questo modo, si ritiene in
diritto/dovere di sbertucciare chiunque, di volta in volta, tranne naturalmente i
cretini suoi pari.
Il cretino pensa sia meglio tacere che dire "domani pioverà",
per poi ridursi come il piovano Arlotto a dover trovare – fatica improba quanto
evitabile – uno straccio di giustificazione ai propri errori, tanto più
probabili, del resto, quanto più sei cretino, tanto meno ovviabili quanto più
la tua anima differisce dalla vivacità di spirito del piovano Arlotto.
Il cretino, altre
volte, cioè più di rado ma non meno tipicamente, si risolve
brutalmente ad aderire ad un’opinione/schieramento preciso, quello che un suo
sesto senso – pigrizia impastata a pochezza intellettuale e quindi tutt’altro
che infallibile – gli suggerisce essere più facilmente praticabile e soprattutto
vincente.
Il cretino, conserva però in sé una larvale ma apprezzabile sensazione della
sua pochezza, sufficiente a conferirgli un'intima, pregiudiziale e perciò
spesso ingiustificata soggezione nei confronti di chi, amico o nemico, gli stia
attorno. Per questo cura (perlopiù goffamente) di apparire costantemente
molto più di ciò che è.
Il cretino ha uno sconfinato terrore di poter essere da
un momento all'altro deriso (evento che in genere ha scandito un po’ tutta la
sua età immatura). Per questo egli risulta generalmente gregario dei sui
simili, cui si appoggia e che, per quanto può, appoggia. Le eccezioni
riguardano i cretini poco furbi, esseri che infatti fanno tenerezza e finiscono spesso
per ritrovasi calati nel ruolo di scemo del villaggio o travolti da un qualche analogo destino.
Il cretino, della politica,
dice solo che sono tutti uguali, che è tutto un magna-magna, ma
non è che lo pensi veramente (si è già detto che non è capace di opinioni). E’ ancora
una volta la sua furbizia a indurlo a dirlo, perché quel che istintivamente sa
è solo che diffondere come ineludibile questa pretesa verità tiri l’acqua al suo
mulino di essere incapace, cioè che solo una situazione di magna-magna o di tutti-ladri-tutti-uguali riservi
una chance ai cretini.
Il cretino, del resto, risulta sempre
piuttosto solerte e sa sempre come e quando fare la sua parte in questo genere
di propaganda.
Il cretino crede di rinnovare
il suo tesserino d’iscrizione al CEUPAP, il Club degli Esseri Umani Particolarmente
Acuti e Perspicaci, quando la furbizia gli fa dire che il cetriolo, in fin
dei conti, va sempre in culo ai poveretti e agli innocenti.
Il cretino, a questa ovvietà
da cinico di maniera, aggiunge il convincimento che sia da tarati mentali e da pateici illusi lo sperare, scrivere, parlare ed agire affinché le iniquità più
ricorrenti e consolidate al mondo possano in una qualsiasi misura essere lenite
o evolvere in meglio, un domani, forse, chissà.
Il cretino preferisce metter conto che il solito ingiusto andazzo delle cose
sia l'unico possibile giusto andazzo delle cose. Chi lo nega fa come il
cane che pretende di afferrare e punire la sua coda. Questa immagine, del resto, lo
rassicura e gli risparmia compiti per lui inassolvibili, fosse anche il più lieve
gesto o pensiero volto ad incidere sulle storture del mondo.
Il cretino in effetti ignora che è
proprio questa, però, la ragione per cui nessun cretino al mondo, in realtà, ha
mai minimamente contribuito al progresso individuale e civile dell'umanità.
Il cretino s’accorge bene, tuttavia,
che al mondo esistono anche quelli diversi da lui, quelli che non si adeguano a
certi pratici accomodamenti e prova per loro una sorta estraneità di specie, di
sorda e istintiva diffidenza, quasi astio. Diciamo che il cretino non riesce a
comprendere come si possa non accontentarsi del becchime che il mondo ci
ammannisce, né vedere per cos'altro ci si dovrebbe affannare come fanno tanti. Quelli là, quelli che mostrano di non accontentarsi e si affannano tanto per nulla, il cretino li chiama fessi.
E’ una vecchia storia, si
dirà. Sì, è una vecchia storia. Vecchia quanto il mondo.
POSCRITTO: "Talora
il timore di essere meno apprezzati, come gente di poco valore, diventa
incitamento a tenersi su, a darsi tono, ad imporsi un poco. Ciò è
contrario al mio carattere" Papa Giovanni XXIII.